lunedì 6 aprile 2009

Tre

Credo che mio padre abbia deciso quello stesso giorno di andarsene da Claremont.
Ed eccomi ora di fronte alla meta della nostra partenza.
E io, personalmente, non sapevo da che parte iniziare.

Le settimane che seguirono furono veloci e caotiche, ci avvicinavamo al Natale e il trasloco ci permise di avere la testa occupata quel tanto che bastava da riuscire a crollare nel ricordo di mamma solo sotto le lenzuola, alla sera, ognuno nella propria stanza.
Nonostante il costo del trasporto dei mobili non valesse le nostre camere da letto, mio padre insistette perché avessi la mia camera montata nella casa nuova al mio arrivo. Insieme alla mia camera partì parte del salotto, la camera dei miei genitori e qualche altro piccolo mobile d’arredo che mio padre non aveva il coraggio di abbandonare. Ogni giorno, tornando da scuola, trovavo qualche pacco in più ammassato in ingresso. Data la partenza mio padre si era preso due settimane di ferie per impacchettare tutte le nostre cose e appena iniziarono le vacanze invernali potei aiutarlo anch’io.
Il pranzo di Natale fu un tramezzino mangiato velocemente seduta in uno scatolone nel salotto ormai vuoto.
Nonostante i miei amici continuassero ad invitarmi ad uscire non me la sentivo, non volevo lasciare neppure una sera mio padre a casa da solo, ma nello stesso tempo non riuscivamo a stare nella stessa stanza insieme. Le nostre serate di solito scorrevano ognuno impegnato a sistemare una diversa parte della casa.
Passato il Capodanno la data della partenza si fece improvvisamente vicina e senza accorgermene mi ritrovai ad abbracciare i miei amici, a salutare i miei vicini, ad indossare un paio di jeans lunghi e le mie All-star per andare all’aeroporto: la temperatura che avrei trovato in Scozia era nettamente inferiore alla soleggiata estate che stavo lasciando.

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